Nell'ambito dell'espletamento dei compiti di tutela ambientale che la legge affida al Corpo, gli uomini della Capitaneria di Porto hanno effettuato nei giorni scorsi alcuni accertamenti su attività commerciali ed insediamenti produttivi di Viareggio, per verificare illeciti nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti, con particolare attenzione alla tutela delle acque ed allo smaltimento dei reflui di natura industriale nel rispetto del Testo Unico Ambientale 152/2016. 

Nel dettaglio, l'attenzione dei militari si è rivolta agli autolavaggi, sia manuali con operatore che self-service a gettoni, Per tali tipologie di attività, le norme prevedono che le acque provenienti dal lavaggio degli autoveicoli devono essere considerate quali "acque reflue industriali" e, pertanto, obbligatoriamente da convogliare in appositi impianti di trattamento e depurazione per la separazione della parte contenente i residui ed i fanghi di lavaggio, raccolta temporaneamente in apposite vasche a tenuta stagna, dalla parte così depurata che può così confluire direttamente nella rete fognaria. Gli scarichi degli impianti, devono pertanto essere preventivamente autorizzati dagli Enti competenti e periodicamente controllati.  

Quanto sopra in relazione alla qualità potenzialmente inquinante delle acque reflue di lavaggio degli autoveicoli, sensibilmente maggiore rispetto a quella delle acque reflue urbane o domestiche per la presenza di oli minerali esausti e sostanze chimiche contenute nei detersivi.

Delle 6 attività finora ispezionate, solo una è risultata completamente in regola e un'altra ha ricevuto alcune prescrizioni che dovranno essere ottemperate entro breve termine.

In 3 diversi impianti sono stati, invece, rilevate irregolarità tali da portare all'elevazione di 3 verbali ammnistrativi di importo da 1.000 a 6.000 euro e contestualmente imposte alcune prescrizioni in materia di gestione dei reflui stoccati, che i gestori degli impianti dovranno soddisfare per evitare l'instaurarsi di un procedimento penale a loro carico da parte dell'Autorità Giudiziaria.

Le irregolarità amministrative hanno riguardato, in particolare, la mancata esibizione o la corretta tenuta dei registri di carico o scarico dei rifiuti, sui quali vanno annotate le avvenute operazioni di conferimento dei fanghi di lavaggio accumulati nelle apposite vasche di raccolta, operazioni da effettuare a cadenza periodica (almeno annuale) tramite ditte specializzate.

 

Il caso più grave è stato riscontrato, inoltre, in un autolavaggio self-service nel centro di Viareggio, laddove i militari hanno scoperto che, seppur in presenza di un regolare titolo autorizzativo ambientale,  da oltre 15 anni non veniva effettuato il conferimento dei fanghi di lavaggio ed i pozzetti di raccolta sono risultati al limite della loro capienza massima, il che non esclude l'ipotesi di trafilamenti nel tempo nel sottosuolo circostante. Ciò ha portato al sequestro d'iniziativa dell'impianto e al deferimento all'Autorità Giudiziaria del gestore per deposito incontrollato di rifiuti e pericolo grave di inquinamento, così da interrompere il protrarsi dell'illecito ed il pericolo per l'ambiente. 

I controlli della Guardia Costiera di Viareggio si inseriscono in un già avviato programma di sensibilizzazione e monitoraggio ambientale coordinato dalla Direzione Marittima della Toscana, a salvaguardia dell'ambiente marino e costiero, a garanzia della tutela dei corsi d'acqua che recapitano in mare, e, quindi, della balneabilità del nostro mare. L'attività proseguirà anche per tutelare quelle attività commerciali che, invece, operano nella legalità.

18/01/2019 Viareggio

Nell'ambito dell'espletamento dei compiti di tutela ambientale che la legge affida al Corpo, gli uomini della Capitaneria di Porto hanno effettuato nei giorni scorsi alcuni accertamenti su attività commerciali ed insediamenti produttivi di Viareggio, per verificare illeciti nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti, con particolare attenzione alla tutela delle acque ed allo smaltimento dei reflui di natura industriale nel rispetto del Testo Unico Ambientale 152/2016. 

Nel dettaglio, l'attenzione dei militari si è rivolta agli autolavaggi, sia manuali con operatore che self-service a gettoni, Per tali tipologie di attività, le norme prevedono che le acque provenienti dal lavaggio degli autoveicoli devono essere considerate quali "acque reflue industriali" e, pertanto, obbligatoriamente da convogliare in appositi impianti di trattamento e depurazione per la separazione della parte contenente i residui ed i fanghi di lavaggio, raccolta temporaneamente in apposite vasche a tenuta stagna, dalla parte così depurata che può così confluire direttamente nella rete fognaria. Gli scarichi degli impianti, devono pertanto essere preventivamente autorizzati dagli Enti competenti e periodicamente controllati.  

Quanto sopra in relazione alla qualità potenzialmente inquinante delle acque reflue di lavaggio degli autoveicoli, sensibilmente maggiore rispetto a quella delle acque reflue urbane o domestiche per la presenza di oli minerali esausti e sostanze chimiche contenute nei detersivi.

Delle 6 attività finora ispezionate, solo una è risultata completamente in regola e un'altra ha ricevuto alcune prescrizioni che dovranno essere ottemperate entro breve termine.

In 3 diversi impianti sono stati, invece, rilevate irregolarità tali da portare all'elevazione di 3 verbali ammnistrativi di importo da 1.000 a 6.000 euro e contestualmente imposte alcune prescrizioni in materia di gestione dei reflui stoccati, che i gestori degli impianti dovranno soddisfare per evitare l'instaurarsi di un procedimento penale a loro carico da parte dell'Autorità Giudiziaria.

Le irregolarità amministrative hanno riguardato, in particolare, la mancata esibizione o la corretta tenuta dei registri di carico o scarico dei rifiuti, sui quali vanno annotate le avvenute operazioni di conferimento dei fanghi di lavaggio accumulati nelle apposite vasche di raccolta, operazioni da effettuare a cadenza periodica (almeno annuale) tramite ditte specializzate.

 

Il caso più grave è stato riscontrato, inoltre, in un autolavaggio self-service nel centro di Viareggio, laddove i militari hanno scoperto che, seppur in presenza di un regolare titolo autorizzativo ambientale,  da oltre 15 anni non veniva effettuato il conferimento dei fanghi di lavaggio ed i pozzetti di raccolta sono risultati al limite della loro capienza massima, il che non esclude l'ipotesi di trafilamenti nel tempo nel sottosuolo circostante. Ciò ha portato al sequestro d'iniziativa dell'impianto e al deferimento all'Autorità Giudiziaria del gestore per deposito incontrollato di rifiuti e pericolo grave di inquinamento, così da interrompere il protrarsi dell'illecito ed il pericolo per l'ambiente. 

I controlli della Guardia Costiera di Viareggio si inseriscono in un già avviato programma di sensibilizzazione e monitoraggio ambientale coordinato dalla Direzione Marittima della Toscana, a salvaguardia dell'ambiente marino e costiero, a garanzia della tutela dei corsi d'acqua che recapitano in mare, e, quindi, della balneabilità del nostro mare. L'attività proseguirà anche per tutelare quelle attività commerciali che, invece, operano nella legalità.

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Capitaneria di porto di Viareggio, settimana di cultura del mare ed educazione ambientale.

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Capitaneria di porto di Viareggio a Vagli di Sopra per l’educazione ambientale

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“VIAREGGIO, TRONCO D’ALBERO ALLA DERIVA IN PORTO, INTERVENTO DELLA GUARDIA COSTIERA”

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A gonfie vele il progetto alternanza scuola lavoro tra Capitaneria di porto ed Istituto Nautico di Viareggio