Alla fine del 1815 il restaurato granducato di Toscana crea all'isola d'Elba un servizio di guardiacoste che anticipa quello che oggi conosciamo.

Questo servizio, nato dal disciolto" battaglione corso" che Napoleone Bonaparte aveva creato durante il suo regno sull'Elba, aveva il compito di presidiare le coste dell'isola d'Elba.

Viene creato per controllare la sicurezza della navigazione lungo le coste, sicurezza minacciata soprattutto dall'imperversare di navi barbaresche musulmane che praticano la pirateria.

Infatti, come detto, nel 1815,con due "Motuproprio"(decreti) Ferdinando III Asburgo Lorena, Granduca di Toscana, istituisce le "Compagnie di cannonieri Guardiacoste" all'isola d'Elba.

Il primo Motuproprio viene redatto il 13 ottobre 1815 e costituisce l'atto di creazione del servizio di guardiacoste ; il secondo porta la data del 5 dicembre 1815 ed entra nei dettagli sul modo operativo col quale si devono creare le "Compagnie di cannonieri Guardiacoste"

Ferdinando III, Granduca di Toscana, motiva la creazione del servizio di guardia costiera per il merito e la fiducia che la popolazione di Portoferraio ha acquisito nei suoi confronti in seguito alla "gloriosa difesa della Piazza di Portoferraio fatta nell'anno 1801" contro le truppe d'invasione francese e per l'impegno che profonde nella lotta alla "moderna minacciata aggressione per la parte dei Corsari di Barberia" cioè la pirateria che i corsari berberi musulmani attuano nelle acque del mar Tirreno.

Pochi anni dopo, nel 1838, ritroviamo la citazione di tale servizio di guardia costiera nel "Prospetto delle milizie toscane" .

Più esattamente in questo prospetto, lo troviamo far parte nel " nome dei corpi" delle milizie toscane con la dizione" Guardia Coste" e con un numero totale di 545 uomini .

I "luoghi guarniti" dal "Guardia Coste" sono Elba e Giglio.

Un vero corpo di polizia marittima che, dopo la nascita del regno d'Italia, confluirà nel Corpo delle Capitanerie di Porto istituito con Regio Decreto del 20 luglio 1865, Corpo che assommava le funzioni di ordine tecnico e militare proprie del Corpo di Stato Maggiore dei Porti e le funzioni amministrative proprie dei Consoli di Marina, trovandosi così investito di una varietà di attribuzioni vaste e complesse,

Da allora la presenza della Capitaneria di Porto sull'isola d'Elba ed in particolare nell'abitato di Portoferraio è divenuta costante e certo punto di riferimento per tutto ciò che riguardava la marittimità locale; migliaia sono stati i giovani inscritti nelle liste della leva di mare di Portoferraio e moltissimi di loro hanno prestato il loro servizio alla Patria proprio presso la Capitaneria di Porto portoferraiese, ad ulteriore testimonianza di un legame indissolubile tra quella istituzione e la gente di mare dell'isola.

La capitaneria di porto di Portoferraio ha vissuto insieme alla città gli anni dello sviluppo, della sua industria e della crescita della sua portualità – le navi che attraccavano ai moli trasportando i prodotti della acciaierie. Ha vissuto i momenti più difficili della storia della città: come non ricordare il periodo della seconda guerra mondiale con i devastanti bombardamenti. In particolare, in seguito al bombardamento del 16 settembre 1943, in cui si evidenziò nettamente la figura dell'allora Comandante della Capitaneria di Porto di Portoferraio, Maggiore di Porto Giuseppe Massimo, che in un momento di estrema confusione ed incertezza per le forze armate italiane di stanza sull'isola d'Elba seppe fungere da figura di riferimento ed infine pagò con la vita – dopo essere stato deportato nel campo di concentramento di Mathausen – la resistenza all'occupante nazista.

Ed ancora, nei decenni a noi più vicini, la costante presenza di quella istituzione nel momento della trasformazione del porto di Portoferraio, quando al declino dell'industria si sostituì il fenomeno del turismo e la nascita delle compagnie di navigazione che trasportavano i passeggeri all'isola d'Elba consentendole un indimenticato periodo di sviluppo e benessere a favore di tutta la collettività.

Un settore che rimane a tutt'oggi un elemento cardine per l'economia portoferraiese e dell'isola tutta e che vede prospettive di crescita allorché al normale traffico di passeggeri trasportati dai traghetti di linea, si è aggiunto negli ultimi anni il costante aumento delle presenze delle navi da crociera. Nell'ambito di tale crescita rimane ferma la presenza ed il ruolo istituzionale della Capitaneria di Porto di Portoferraio che attraverso la propria opera e l'azione di coordinamento di tutti i servizi tecnico nautici che afferiscono all'ambiente portuale, assicura il rispetto delle indispensabili caratteristiche di sicurezza riferite sia alle modalità di movimentazione di tale traffico navale, che al controllo dei canoni costruttivi e delle dotazioni di sicurezza di tali unità.

Senza dimenticare il fondamentale settore della pesca marittima, un comparto che è storicamente proprio dell'economia isolana, anch'esso oggetto di fortissime innovazioni negli ultimi anni, che hanno reso tale attività e i suoi operatori al passo con le imprescindibili esigenze di preparazione professionale e rispetto dell'ambiente marino nell'ottica di uno sforzo di pesca sostenibile. Tante le novità per i pescatori elbani che hanno sempre trovato nella capitaneria portoferraiese un sicuro punto di "approdo".

Il tema della protezione dell'ambiente, in particolare quello marino, è divenuto del resto un punto centrale dell'attività della capitaneria elbana, nella consapevolezza che la salvaguardia del territorio e del mare è fattore imprescindibile anche per la stessa economia dell'isola, da sempre apprezzata per il suo mare e gli scenari incomparabili. In questo senso vanno sicuramente annoverati gli sforzi posti in essere dal Comando di Portoferraio finalizzati a fornire la migliore risposta possibile al disposto della convenzione con l'Ente Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano che annualmente e grazie alle bilaterali risorse rese disponibili contribuisce significativamente a fornire un forte contrasto a tutti quei comportamenti illeciti, ivi compreso il radicato fenomeno del bracconaggio, che violano la difesa dei parchi marini dell'Isola di Pianosa e di Montecristo.

Tutela dell'ambiente e salvaguardia dei beni di interesse archeologico:  così è stato in occasione della scoperta di un furto di un ancora secolare sommersa in area marina tutelata (ad un miglio da Pianosa); le indagini hanno consentito di individuare una rete costituita dall'ideatore del progetto criminoso e da numerosi complici, tra i quali un peschereccio, tutti segnalati alla Procura della Repubblica. In seguito, con il coinvolgimento del nucleo sub delle stesse Capitanerie e della soprintendenza ai beni culturali della Toscana, è stato ricollocato il reperto storico in situ.

Ed accanto a tutto questo, la quotidiana presenza a tutela della vita umana in mare, l'attività di ricerca e soccorso a favore dei naviganti nelle acque di giurisdizione e non solo, se si ricorda ad esempio che nella ormai famosa notte di gennaio del 2013, allorchè la motonave Costa Concordia si incaglio all'isola del Giglio, le motovedette portoferraiesi furono tra le prime a muoversi verso quell'isola per prestare l'azione di soccorso, così come personale da terra fu inviato per i primi, fondamentali, atti di accertamento sulle cause del disastro.

Evidenti riconoscimenti di una professionalità che forse – non a caso – ha consentito di superare indenne l'evento che solo pochi mesi dopo poteva ripetere la situazione accaduta al Giglio, allorchè la nave da carico Mersa 2, di bandiera turca, si incagliò alle prime luci dell'alba a nord ovest delle coste elbane. Questo evento, dalle potenziali gravi conseguenze proprio in considerazione del fatto che il Compartimento marittimo di Portoferraio si trova completamente inserito all'interno dell'area di alto valore naturalistico-ambientale del Parco dell'Arcipelago Toscano, grazie alla professionalità della Capitaneria di Portoferraio si è concluso nel migliore dei modi, attraverso un'efficace azione di coordinamento delle molte forze in campo, con la rimozione della nave in poco meno di 36 ore dall'incaglio e senza nessuna conseguenza per le persone coinvolte e l'ambiente.

Proprio per tale posizione di centralità nel mare Tirreno, sono numerosissime le navi che quotidianamente solcano le acque del Compartimento marittimo di Portoferraio e che costituiscono un costante e potenziale pericolo per il mare e le coste. Questo traffico navale, alla luce del recente decreto così detto "Salvacoste", scaturito a seguito del citato evento della motonave Costa Concordia, ho portato il Comando di Portoferraio ad essere l'unica sede  di Capitaneria di Porto, a livello nazionale, ad avere un sistema di monitoraggio e sorveglianza del traffico marittimo.

E proprio per i  potenziali pericoli derivanti dall'intenso traffico navale e ad i fenomeni ad esso correlati che recentemente il Comando di Portoferraio è stato scelto quale sede protagonista, per la prima al livello di Compartimento Marittimo, di un'esercitazione antinquinamento di portata internazionale nell'ambito dell'Accordo RAMOGE finalizzato alla prevenzione e lotta contro l'inquinamento dell'ambiente marino all'interno del santuario dei cetacei.

Una attività quotidiana che, seppure nelle condivise difficoltà che l'attuale momento sociale ed economico impone a tutti i settori della amministrazione pubblica, è caratterizzata dalla passione e volontà di rendere un servizio alla collettività portoferraiese di cui la Capitaneria di Porto è parte integrante da oltre centocinquanta anni. ​