La sede dell'Ufficio Circondariale Marittimo di Licata, risale agli anni '30, ha un Porto di II/III^ctg (Commerciale,Turistico,Peschereccio), situato tra Gela e Agrigento ed una costa che si estende per circa 40 km.L'approdo di Licata, così come risulta da numerose fonti storiche, risulta essere stato utilizzato dai Greci a scopo commerciale sin dai tempi remoti tenuto conto della sua posizione strategica, della conformazione della costa e della sua vicinanza a centri nevralgici quali quello di Agrigento e di Gela.

Notizie più certe ed attendibili, tuttavia, si registrano nel corso degli ultimi 5 secoli; infatti, se a partire dal XVI secolo il porto di Licata costituiva un importante scalo per i traffici di prodotti agricoli, nei primi anni del XIX secolo la sua importanza era grandemente aumentata in seguito alle guerre napoleoniche, che avevano fatto registrare, in maniera esponenziale, la richiesta di zolfo diretto in Francia e Gran Bretagna. Infatti, tenuto conto dell'appena menzionata esigenza di traffico marittimo e dato che il porto di Licata fungeva già da collettore marittimo di prodotti agricoli e della produzione vinicola destinati  all'esportazione, alla fine del 1857 il governo borbonico aveva approntato un progetto per la costruzione di un porto più efficiente. Tenuto conto del voluminoso traffico di zolfo e legname e della presenza di numerose cave ubicate nell'entroterra, con conseguente necessità di far giungere le predette materie prime alle raffinerie della città ed al suo porto, Canicattì e il comprensorio nisseno vennero collegati a Licata tramite la ferrovia nel febbraio del 1881 e, poco dopo, nel novembre del 1888 venne realizzato il raccordo con il Porto di Licata e con i moli relativi. Nel 1915 giunsero sui moli del porto di Licata anche i binari a scartamento ridotto della linea ferroviaria proveniente da Naro e Palma di Montechiaro. Proprio a decorrere dai primi anni del XX secolo e negli anni a cavallo delle due Guerre il porto di Licata registrò la sua maggiore espansione ed una movimentazione di merci di tutto rispetto agli standard dell'epoca.

Negli anni successivi al secondo dopoguerra, tuttavia, il traffico dello zolfo calò progressivamente, sino ad annullarsi quasi del tutto nel corso dei primi anni 60. Ciò produsse un forte ridimensionamento del traffico portuale che si ridusse quasi del tutto alla, pur importante, attività peschereccia.

Ai giorni odierni il porto, seppur ridimensionato nei traffici ed impiegato per il trasporto via mare di altre tipologie merceologiche, presenta una imponente struttura al cui interno risultano ubicate tre distinte darsene: ad ovest la darsena  peschereccia (denominata "Darsena di Marianello"), in posizione mediana la darsena centrale destinata al traffico commerciale ed alla cantieristica navale e ad est la darsena diportistica (denominata "Darsena di Giummarella") che è stata di recente interessata dalla realizzazione di un porto turistico affidato in concessione, per atto formale, ad una Ditta privata.

Sulla banchina che separa la darsena diportistica da quella commerciale risulta ubicato il Faro di S. Giacomo, imponente struttura di circa 40 metri di altezza realizzata alla fine del 1800 (tra il 1893 ed il 1895), la cui portata luminosa nominale è di circa 21 miglia marine.

Il porto di Licata, classificato come porto di categoria II classe III con destinazione commerciale, peschereccia, turistica, e da diporto (così come previsto nella G.U.R.S. parte I n° 27 del 25 Giugno 2004 allegato B) è sede dell'Ufficio Circondariale Marittimo della Guardia Costiera.