Rapporto sulle Attività SAR nel Mediterraneo Centrale connesse al Fenomeno Migratorio – anno 2016

Soccorrere chi si trova in mare in condizioni di difficoltà è stato, sin dalla sua istituzione, uno dei compiti principali del Corpo delle Capitanerie di Porto – Guardia Costiera. Un’attività operativa, questa, che grazie ad una componente aeronavale e subacquea sempre più efficace, nonché all’evoluzione degli strumenti di comunicazione e monitoraggio, ha elevato la ricerca e il soccorso a principale missione del Corpo.

Parte considerevole di questa “missione” è l’attività svolta per salvare le migliaia di migranti che quotidianamente prendono il mare per attraversare il Mediterraneo verso una nuova meta di speranza.

Il lavoro continuo e instancabile degli uomini della Guardia Costiera, autentici “seminatori di speranza” (cit. Papa Francesco), è racchiuso in questo documento riportante, in maniera sintetica ma dettagliata, i dati relativi ai flussi migratori che hanno attraversato, durante l’intero arco dell’anno 2016, il Mediterraneo centrale.

Un’analisi approfondita, inoltre, dei continui mutamenti di scenario rappresenta la base del lavoro che gli uomini e le donne della Guardia Costiera, autentici “professionisti del mare”, si apprestano a svolgere giorno dopo giorno, anche a rischio della propria incolumità, in qualsiasi condizione meteomarina, pur di portare a termine nel modo migliore e nel più breve tempo possibile il salvataggio di esseri umani in mare.

Tutto questo per raccontare, da un diverso punto di vista, il fenomeno migratorio che accompagna le nostre giornate lavorative e le coscienze e le vite di tutti.

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​Annual report 2016 sulla sicurezza della navigazione

L’importanza delle attività marittime per l’Italia, il “peso” dello shipping – comparto che coinvolge in modo più o meno diretto numerosi settori tra cui quelli della cantieristica, del trasporto merci, del turismo e della logistica – nell’economia del nostro Paese, richiedono necessariamente che, nell’ambito di una visione strategica generale, siano attentamente eseguite le linee di governance che supportino adeguatamente gli strumenti di sostegno alla ripresa. Partendo dal presupposto che la sicurezza è un investimento e non un costo, un incremento della qualità della sicurezza sul nostro naviglio si riverbera in un incremento della qualità della performance della flotta e quindi un’esponenziale spinta verso una ripresa dell’economia che passa necessariamente anche per i traffici marittimi.

Grazie al costante lavoro svolto dal Corpo nell’ambito della sicurezza della navigazione e sicurezza marittima, l’Amministrazione italiana si colloca, già da numerosi anni, ai primi posti a livello internazionale per quanto attiene le navi di bandiera nazionale (permanenza nelle c.d. “white list”) ed ha permesso, nel corso dell’anno 2016, di ottenere il prestigioso riconoscimento “QUALSHIP 21”, che la US Coast Guard concede alle Amministrazioni straniere, sulla base di stringenti requisiti, che dimostrano di mantenere elevatissimi standard qualitativi a bordo delle loro navi. Questo documento riassuntivo ha, quindi, lo scopo di presentare le attività descritte anche attraverso l’indicazione di dati statistici riferiti nel 2016 e si propone come riferimento periodico di monitoraggio, analisi e valutazione a supporto delle politiche adottate in questo settore strategico per lo sviluppo del Paese.


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​Report annuale attività di controllo pesca 2016

Tutelare l’integrità degli ecosistemi marini rappresenta una delle più importanti sfide che anima quotidianamente chi per responsabilità istituzionale, ma soprattutto per il forte e sentito attaccamento al mare, vigila su di esso. Lo sfruttamento intensivo degli stock ittici impone a tutti, Organismi internazionali, Governi ed operatori di settore, la necessità di definire regole precise da rispettare, al fine di garantire agli ecosistemi marini la capacità di rigenerarsi.

Il Mediterraneo, quale cuore pulsante e crocevia di molte civiltà, da sempre è stato fonte di sostentamento per le popolazioni che si affacciano sulle sue sponde. La condivisione, pertanto, rappresenta una delle principali chiavi di lettura tra le diverse culture e civiltà con differenti capacità di prelievo delle risorse ittiche, regolamentazione tecnica nonché capacità di sorveglianza e controllo. In tale contesto, infatti, sia la FAO (Food and Agriculture Organization of the United Nations) attraverso la GFCM “General Fisheries Commission for the Mediterranean” sia l’ICCAT “International convention of conservation of atlantic tuna” stanno da diversi anni producendo una serie di raccomandazioni per gli Stati contraenti al fine di mantenere sostenibile lo sfruttamento delle risorse alieutiche.

Immancabilmente, lo sviluppo sostenibile non può non essere supportato da una specifica capacità di vigilanza, di cui il Centro di Controllo Nazionale della Pesca, perfettamente inserito nelle ampie competenze di sorveglianza marittima integrata che fanno capo alla Guardia Costiera Italiana, è dotato, avendo a disposizione tecnologie, conoscenze e professionalità che gli consentono di svolgere un ruolo fondamentale in un settore molto complesso ed in constante mutamento.

Gli Organismi di controllo, sotto il coordinamento del Centro nazionale e dei Comandanti delle Capitanerie di porto, sono chiamati pertanto a garantire la legalità ed il rispetto dei vincoli normativi, al fine di perseguire l’obiettivo dello sviluppo sostenibile, il rispetto degli stock ittici e la leale concorrenza sul mercato.

Molto intensa è stata l’attività di collaborazione del Centro di Controllo Nazionale della pesca con le competenti articolazioni del Dicastero delle Politiche agricole alimentari e forestali, finalizzata alla realizzazione di piani congiunti di monitoraggio e aggiornamento delle tecnologie a disposizione di entrambe le strutture. Il culmine di tale sinergia è stata registrata alla fine del mese di dicembre con l’avvio dell’operazione complessa di controllo nazionale “COUNTDOWN”.

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