​​​È tornata al suo posto, a circa 25 metri di profondità, dove giaceva da più di cento anni, l’antica ancora in ferro risalente alla fine del XIX secolo, trafugata nelle acque al largo di Pianosa. Il tutto ha avuto inizio a novembre, quando nel corso di accertamenti mirati, il personale della Capitaneria di Portoferraio ha rinvenuto nel giardino di un residente di Campo nell’Elba, una grossa ancora in ferro, di oltre tre metri di altezza e seicento kg di peso. Solo a seguito di complesse verifiche mediante i sistemi informatici di monitoraggio della navigazione e il ricorso ai filmati delle videocamere del porto di Marina di Campo, si è appurato che un uomo del posto, esperto subacqueo, aveva messo in piedi un’ articolata manovra per asportare il reperto archeologico dal fondale marino, con l’ausilio di un peschereccio e di un autocarro appositamente reclutati. I militari della Guardia Costiera hanno proceduto così alla denuncia nei confronti dell’autore per impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, secondo quanto previsto nel Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, furto aggravato ed appropriazione indebita, reati ipotizzati in concorso con altre persone. Nel frattempo la grossa ancora, è stata sottoposta alle opportune verifiche della competente Soprintendenza Archeologica che ne ha deciso il riposizionamento nel punto originario. L“Ancorone”, che dà il nome all’omonima secca a nord dell’isola di Pianosa, è un reperto ben conosciuto agli appassionati subacquei e ai centri di immersione locali che proprio sul quel sito, per la bellezza dei fondali e la presenza dell’oggetto storico, organizzano ogni anno numerose visite guidate. Una vicenda che ha impegnato a lungo il personale della Guardia Costiera di Portoferraio, sotto il coordinamento della magistratura della Procura della Repubblica di Livorno, della Direzione Marittima della Toscana comandata dall’Ammiraglio Arturo Faraone, e con la collaborazione della Soprintendenza Archeologica della Toscana nella persona della D.ssa Cambogi. Il successo delle operazioni di riposizionamento del reperto, è stato possibile anche grazie all’intervento degli specialisti del nucleo subacqueo Guardia Costiera di Genova e alla collaborazione di un diving locale, che hanno contribuito alla tutela di un bene prezioso della collettività

L' "Ancorone" trafugato, torna sul fondo del mare

La Guardia Costiera di Portoferraio a tutela dei reperti archeologici sommersi