​Non si conosce la provenienza del pesce in vendita: la Capitaneria di Marsala sequestra cento chili di prodotti ittici. E' accaduto nei pressi dello stadio municipale, nel corso dei controlli sulla filiera della pesca che già la settimana scorsa erano stati anticipati dal nuovo comandante del Circomare di Marsala, il Tenente di Vascello Gian Luigi Bove. "L'assenza di documentazione inerente la provenienza del prodotto - ha spiegato il comandante - ha fatto scattare il sequestro dello stesso. Le pene per questo tipo di violazione, sancita da normative europee, vanno dai 750 ai 4.500 euro, mentre il prodotto è stato destinato alla distruzione". In questi casi, infatti, la distruzione è d'obbligo visto che, non conoscendosi la provenienza e la tracciabilità del pesce, non è possibile sapere se è idoneo al consumo umano. "La Guardia Costiera di Marsala - aggiungono dalla Capitaneria - riferisce che i controlli sulla tracciabilità del pescato continueranno sia in mare che su tutto il territorio di competenza". Già lo scorso 18 Settembre erano stati posti sotto sequestro dalla Guardia Costiera di Marsala cinquecento ricci di mare che erano stati pescati illecitamente nel mare di Torre Sibiliana, a Petrosino. In quell' occasione i militari sono stati in "appostamento", nascosti dietro alcuni cespugli, per oltre due ore allo scopo di cogliere i pescatori abusivi in flagrante. Erano in tre, ma soltanto uno era effettivamente in azione. Si tratta di abusivi palermitani che avrebbero, con ogni probabilità, portato la mercanzia nel capoluogo per venderla illecitamente. Colti sul fatto, non hanno potuto fare altro che ammettere le loro responsabilità. Ne è seguita una sanzione di mille euro. Per fortuna i frutti di mare erano appena stati pescati e dunque, essendo ancora vivi, è stato possibile rigettarli in mare. Diversa è stata la sorte del pesce sequestrato nei pressi dello stadio marsalese.

MARSALA 02/10/2015

REDAZIONE: IL GIORNALE DI SICILIA