​​​Politica comune della pesca (PCP)

L'obiettivo della PCP è di porre norme intese a garantire che la pesca e l'acquacoltura siano tollerabili dal punto di vista ecologico, economico e sociale e che rappresentino una fonte di alimenti sani per i cittadini dell'UE. L'obiettivo è promuovere un'industria ittica dinamica, in grado di sostenere un tenore di vita adeguato per le comunità di pescatori. Pertanto, si propone di garantire che le pratiche di pesca assicurino in ogni momento il mantenimento della risorsa.

La PCP mira, nel contempo, a gestire una risorsa comune, gli stock ittici, dando a tutte le flotte europee un accesso paritario alle acque dell'UE e permettendo ai pescatori di competere in modo equo. Ciò in quanto gli stock ittici possono ricostituirsi, ma sono limitati e in alcuni casi sono oggetto di sovra sfruttamento.

In questo senso, la PCP adotta un approccio prudente che riconosce l'impatto delle attività umane su tutte le componenti dell'ecosistema marino. Le flotte pescherecce dovranno applicare sistemi di cattura più selettivi e verrà abolita progressivamente la pratica del rigetto in mare delle catture indesiderate. L'attuale politica impone di fissare per il periodo 2015-2020 dei limiti di cattura accettabili che assicurino nel lungo termine la conservazione degli stock ittici.

La PCP è stata introdotta per la prima volta negli anni 70 e aggiornata a più riprese. L'ultima recentissima riforma risale al 1º gennaio 2014.

La PCP si articola in quattro settori:

  1. Gestione della pesca;

  2. Politica internazionale;

  3. Mercati e politica commerciale;

  4. Finanziamento della politica della pesca.

 

La PCP fissa anche norme in materia di:

  1. Partecipazione dei portatori di interessi;
  2. Acquacoltura.


Il Reparto Pesca Marittima del Corpo delle Capitanerie di porto, nel merito, cura il mantenimento delle relazioni con gli organismi comunitari ed internazionali in materia di PCP, predisponendo la relativa documentazione di riferimento e, in particolare:

  • collabora, in base alle direttive impartite dal Ministro, con gli uffici di diretta collaborazione del Ministro, nonché con il Dipartimento delle politiche europee ed internazionali, ai fini dei rapporti con l'Unione europea, gli organismi, enti ed organizzazioni internazionali;
  • collabora, altresì, con la F.A.O., fornendo il supporto tecnico al fine dell'attuazione del programma della pesca responsabile con particolare riferimento all'attività di vigilanza e controllo per il contrasto della pesca illegale;
  • mantiene, nell'ambito delle proprie linee di attività, i rapporti con il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto, quale centro di controllo nazionale della pesca (CCNP).


Per saperne di più:

http://ec.europa.eu/fisheries/cfp/index_it.htm

http://www.politicheagricole.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3768


La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata

La pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN – in inglese IUU, illegal, unreported and unregulated fishing) è un grave fenomeno che affligge ancora il settore della pesca, provocando il depauperamento degli stock ittici, distruggendo gli habitat marini e creando distorsioni nella concorrenza, poiché pone in una condizione di svantaggio i pescatori onesti e indebolisce le comunità costiere, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

L'Italia, con il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto nella funzione di Centro di controllo nazionale della pesca (CCNP) e l'Unione Europea sono impegnate già da diversi anni a fronteggiare e cercare di arginare questo fenomeno, eliminando le scappatoie che permettono agli operatori illegali di trarre vantaggio dalle loro attività. Tra le varie misure occorre senz'altro evidenziare che:

  • Il regolamento UE 1005/2008 per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN) che è entrato in vigore il 1° gennaio del 2010 ha introdotto un sistema di controllo e gestione dei prodotti ittici importati/esportati nel/dall' Unione, attraverso i "certificati di cattura".
  • Solo i prodotti della pesca in mare dichiarati legali dallo Stato di bandiera competente o dal paese esportatore attraverso la validazione del relativo certificato di cattura possono essere importati nell'Unione o da essa esportati.
  • L'UE pubblica periodicamente una lista dei pescherecci che praticano la pesca INN  (c.d. "​black list") basandosi sulle segnalazioni delle organizzazioni regionali di gestione della pesca (RMO).
  • Il regolamento INN offre anche la possibilità di iscrivere nella lista nera i paesi che chiudono un occhio sulle attività di pesca illegale (di recente sono stati inseriti in tale lista tre paesi non cooperanti: Belize; Cambogia e Guinea). Con tali paesi sono vietati accordi commerciali e qualsiasi forma di scambio con l'Unione Europea.
  • A prescindere dalla zona di pesca e dalla bandiera di appartenenza, gli operatori dell'UE che praticano la pesca illegale rischiano pesanti sanzioni in proporzione al valore economico delle catture, con conseguente perdita del ricavo.

I responsabili nazionali dell'applicazione della normativa INN sono, in Italia, le Autorità Marittime (i C​omandi territoriali del Corpo delle Capitanerie di porto) e l'Agenzia delle Dogane. L'autorità unica di coordinamento è invece la Direzione Generale della Pesca Marittima e dell'Acquacoltura del Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf). In particolare, le Autorità Marittime sono competenti per la validazione dei certificati di cattura dei prodotti ittici catturati da pescherecci italiani e destinati all'esportazione e alla verifica dei certificati provenienti da pescherecci extracomunitari che sbarcano direttamente nei porti italiani.