​​​​Il nostro Paese vanta una vocazione naturale per le attività legate al mare come la pesca, con la sua storia e le sue tradizioni. Ma le risorse marine viventi devono essere gestite con attenzione, nell'ottica di assicurarne la disponibilità per le future generazioni, così da garantire uno sviluppo sostenibile per il settore. Il mare va protetto da un eccessivo sforzo di pesca, così come dagli impatti negativi che scaturiscono da altre attività umane, in modo che la sua ricchezza possa costituire un patrimonio accessibile a tutti.​

​Vigilanza pesca effettuata con la CP 904​​​​

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Il controllo sull'ordinato svolgimento della pesca marittima richiede, oltre alla perfetta conoscenza delle vigenti disposizioni europee e nazionali sulla pesca, anche quella delle normative connesse (codice della navigazione, sicurezza della navigazione, norme a tutela degli equipaggi, norme igienico sanitarie, disciplina sul commercio dei prodotti ittici, etc.). Di qui l'esigenza avvertita dal legislatore di affidare il coordinamento di detta attività al Corpo delle Capitanerie di Porto, struttura radicata e capillarmente diffusa lungo gli oltre 8000 Km di costa. Scelta confermata dal D.lgs n.4 in data 9 gennaio 2012 con il quale è stato ribadito che le verifiche sulla pesca, sul commercio e sulla somministrazione dei prodotti di essa, nonché l'accertamento delle infrazioni alle leggi ed ai regolamenti che li riguardano, siano affidate alla direzione del Comandante della Capitaneria di Porto.

L'adozione, in ambito europeo, di una politica comune della pesca, ha portato gli Stati membri a costituire i rispettivi Centri di Controllo Nazionali, strutture qualificate cui tutti gli organi preposti alle ispezioni sulla filiera devono fare riferimento.

In Italia, il Centro Controllo Nazionale Pesca (CCNP) è stato costituito con il DPR 9 ottobre 1998 n. 424 ed ha, quale compito prioritario, la sorveglianza sullo sforzo di pesca e sulle attività economiche connesse, avvalendosi delle strutture periferiche presenti presso ciascuna della 15 Direzioni Marittime, denominate Centro di Controllo Area Pesca (CCAP).

Detta attività si espleta nei confronti dei pescherecci italiani (a prescindere dalle acque nelle quali essi operano o dal porto in cui fanno scalo) e nei confronti delle unità da pesca battenti bandiera estera, qualora operino in acque sottoposte alla giurisdizione nazionale.

Il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto ha predisposto a tal fine strutture, impianti e programmi informatici che consentono la radiolocalizzazione satellitare, in tempo reale, dei pescherecci di lunghezza superiore a 12 metri, a mezzo blue box, salvo le esenzioni previste dal competente Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali.​


​Controlli​​​​​

  

Con l'entrata in vigore del nuovo regolamento "controlli" e delle disposizioni attuative contenute nel Reg.(UE) 404/2011, le competenze si sono ampliate. Oltre ai tradizionali compiti di monitoraggio e contrasto alle attività illegali sull'intera filiera di pesca, a tutela dell'ecosistema e del consumatore, il CCNP è stato individuato quale responsabile della tenuta del Registro Nazionale delle Infrazioni (art. 15 del D.Lgs. 4/2012), ove confluiscono tutti gli illeciti commessi in materia di politica comune delle pesca (PCP). ​


​Personale del Corpo esegue dei controlli​​​​​​​


 

Al Corpo è stata altresì affidata la gestione del "sistema a punti" per le licenze di pesca e per i comandanti di peschereccio, introdotto nell'ordinamento interno in ossequio alle prescrizioni europee. I punti sono assegnati nel caso in cui venga accertata la commissione di violazioni gravi e l'accumulo degli stessi può portare alla sospensione o al ritiro dei documenti abilitanti all'esercizio della professione. 

La sempre più spinta internazionalizzazione delle attività di pesca ha reso peraltro necessario incrementare le relazioni con gli omologhi CCP e con l'Agenzia europea di controllo della pesca (EFCA), di stanza a Vigo, attraverso la programmazione di ispezioni congiunte e lo scambio di informazioni operative.

Per il raggiungimento di tali obiettivi, il Comando Generale ha promosso una serie d'iniziative miranti alla formazione tecnica degli operatori da impiegare nelle complesse attività ispettive ed ha rielaborato i programmi di studio degli Istituti di formazione, avvalendosi di titolati accademici.


​Verifiche per la commercializzazione di prodotti ittici​​​



​​​Infine, il Corpo, su delega della Direzione generale della pesca:​​

  • elabora i piani nazionali di controllo per la tutela di particolari stock ittici, come il tonno Rosso (BFT), o per il contrasto a specifiche forme di illegalità (reti da posta derivanti);

  • emana le direttive operative per le quotidiane verifiche che il personale specializzato esegue in tutt'Italia, dal mare alla banchina fino alle località dell'entroterra ove avvenga la commercializzazione di prodotti ittici, catturati nelle nostre acque o importati da tutto il mondo. 

La sinergia con il competente Dicastero è stata rafforzata nel 2005 allorquando, con decreto interministeriale n°100 del 27.5.2005, è stato istituito, presso il Ministero delle politiche agricole e forestali, il Reparto Pesca Marittima (RPM) del Corpo delle Capitanerie di porto, posto alle dipendenze funzionali del Ministro.

Il Reparto, la cui organizzazione è stata definita con Decreto interministeriale 1° febbraio 2010, svolge attività di raccordo tra il predetto Ministero ed il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto in tutte le questioni coinvolgenti i compiti svolti dal Corpo in materia di vigilanza e controllo della pesca marittima, dell'acquacoltura e delle relative filiere. Nell'ambito di tali attività, il Reparto collabora – fra l'altro - con l'Ufficio di gabinetto, l'Ufficio legislativo, il Dipartimento delle politiche europee ed internazionali, la Direzione generale della pesca marittima e dell'acquacoltura nonché con gli uffici di diretta collaborazione del Ministro.​